giovedì 24 dicembre 2015

NBA, Los Angeles Clippers: quali prospettive dopo le sconfitte contro le big della Western Conference?

Ci risiamo, la sconfitta all'ultimo secondo 100-99 contro gli Oklahoma City Thunders ha riaperto le solite crepe all'interno dei Los Angeles Clippers. Ancora una volta l'interrogativo principale è quale tipo di squadra possano essere questi Clippers: finalmente pronti a vincere  un titolo, o eterni incompiuti?
Le mosse di mercato estive, volte ad allungare ed aumentare la qualità della panchina anche in termini di leadership, e il regolamento di alcune questioni di spogliatoio sembravano essere la strada giusta per svoltare definitivamente e togliersi di dosso l'etichetta di eterni incompiuti; tutto sommato anche le prime partite avevano dato l'impressione che effettivamente il turning point c'era stato. Invece nell'ultimo periodo, ed in particolare nell'ultimo weekend, ecco riaffiorare i vecchi fantasmi, con il culmine della sconfitta contro i Thunder, che rappresenta la quarta partita persa contro le big dell'Ovest. E allora che squadra sono i Clippers? Il rischio è quello di essere una squadra a metà tra l'essere vincente ed essere la solita eterna incompiuta.
I Clippers sono capaci di tutto: possono vincere con chiunque, ma anche perdere con chiunque; possono controllare e trovarsi avanti tutta la partita e alla fine perderla, e questo potrebbe succedere anche contro uno dei top team. Sicuramente i Clippers sono ancora una squadra in costruzione, perchè è evidente che i nuovi arrivi non si sono ancora integrati con chi già c'era, e le continue rotazioni ( alcune anche improbabili) denotano la ricerca di un equilibrio e della giusta combinazione tra i giocatori del roster. Sicuramente a Los Angeles credevano di essere molto più avanti da questo punto di vista ( specie pensando ai costi del roster), invece i fatti dicono il contrario. Prendendo a paradigma l'ultimo match contro i Thunder, esemplificazione di tutta la situazione Clippers, ha fatto rumore l'esclusione di Josh Smith, uno degli acquisti più importanti dell'estate dopo averlo strappato ai Rockets, a favore di Aldrich che finora il campo lo aveva visto molto poco. Rivers si è detto soddisfatto di lui ed ha assicurato che troverà molto più spazio nelle rotazioni; gli altri componenti del roster sommessamente hanno solidarizzato con Smith, perciò attenzione alla situazione spogliatoio... certo Smith non sarà felicissimo, anche perchè c'è il rischio che i giocatori vadano in confusione su quello che è il loro ruolo all'interno del roster.
Ma la partita contro i Thunder ha evidenziato un altro solito problema dei Clippers: finora abbiamo parlato di equilibrio del roster, di rotazioni, di una panchina che è stata allungata in modo da dare maggior supporto alle star; se si va a leggere le statistiche del match, si scopre che la panchina dei Clippers, con Aldrich e Stephenson in prima linea, è stata più produttiva di quella dei Thunder. Quello che è mancato ai Clippers è stato l'apporto dei loro uomini franchigia, ossia Paul e Griffin. Confrontando le loro statistiche con quelle di Durant e Westbrook, la bilancia pende decisamente a favore della coppia Thunder. Ciò apre all'ormai annosa questione: Paul e Griffin sono davvero superstar in grado di guidare una franchigia al titolo, o sono degli straordinari giocatori che però spariscono nel momento del bisogno? I fatti darebbero ragione ai sostenitori della seconda ipotesi; personalmente non mi sbilancerei perchè queste cose le dicevano anche di Jordan e Bryant, e sappiamo come è andata la storia, ma è innegabile che i due devono lavorare ancora per compiere definitivamente questo salto di qualità. Emblematico il finale di partita: Durant firma il canestro del sorpasso a 5" dalla sirena, rimessa Clippers e palla a Paul ( non in una posizione così comoda per tirare) che viene stoppato da Durant. Ora Durant non è che sia propriamente il miglior difensore della Lega, però quando entra in modalità playoff lo diventa, e riesce ad esserlo per quasi tutto il match.
Il finale di partita dimostra anche un'altra grave mancanza dei Clippers, non solo dei suoi due big: la mancanza di continuità nell'intensità di gioco. Concetto espresso anche da Rivers nel post-gara: "Se giocassimo sempre con quel tipo d'intensità, vinceremmo tutte le partite" ha dichiarato. Verissimo perchè i Clippers non giocano sempre con "quel tipo" d'intensità necessaria per vincere partite consecutivamente ed aprire serie importanti come quelle degli altri top team dell'Ovest. Anche i giocatori concordano su questo e dicono che stanno lavorando duro per trovare i giusti equilibri e per poter fare il salto di qualità ed arrivare al livello di Warriors o Spurs; devono farlo se vogliano togliersi di dosso l'etichetta di "mad Team": in fondo, nonostante tutto, non sono messi male e possono mantenere comunque un'ottima posizione playoff nella spietata tonnara della Western Conference.

martedì 8 dicembre 2015

NBA, inside Golden State Warriors: il ruolo di Steve Kerr


In questo straordinario avvio di stagione dei Warriors, con record ancora aperto (23 vittorie su 23 partite), non lo abbiamo ancora visto in panchina a causa delle operazioni alla schiena alle quali si è sottoposto, ma anche da fuori (ed egregiamente sostituito da Luke Walton) coach Steve Kerr è l'artefice di questa fantastica macchina che sono i Golden State Warriors.
Questa è la prima esperienza da coach per Kerr; dopo aver smesso nel 2003, ha studiato tantissimo il basket sfruttando il suo ruolo di commentatore tecnico, prima di diventare il general manager dei Phoenix Suns dell'era D'Antoni. Dall'anno scorso la chance di allenare i Warriors, un roster dal grandissimo potenziale, in crescita, ma che non riusciva a trovare continuità soprattutto nel momento chiave della stagione e con individualismi che non sempre erano messi al servizio del gruppo. L'arrivo di Kerr ha cambiato questo trend: innazitutto ha portato il concetto di gruppo a un livello superiore, intendendolo come appartenenza a una famiglia per la quale tutti devono lottare e tutti ricoprono un ruolo importante, anche chi esce dalla panchina, e alle cui leggi tutti devono sottostare. Con Kerr Curry è esploso definitivamente, così come Thompson; senza dimenticare Green e Barnes, forse sottovalutati al draft, la cui energia e apporto in difesa e attacco è imprescindibile; senza dimenticare Bogut, Iguodala e anche Barbosa, giocatori dati per finiti e non più in grado di essere importanti, e che invece dall'anno scorso sono rifioriti o quantomeno sono stati capaci di essere importanti nei momenti decisivi della stagione.
In tutti questi elementi c'è molto della storia personale di Kerr: dalla morte del padre quando lui era al college (e qui si potrebbe spiegare la volontà di ricercare e costruire una famiglia in ogni ambinete del basket dove è stato), al fatto che lui da giocatore è stato poco considerato all'inizio, capace infine di risultare decisivo con i Bulls, oltre che dato per finito e ancora tornato vincente con gli Spurs di Duncan e Popovich. Un'altra caratteristica di Kerr è la sua personalità, che si lega indissolubilmente alla competitività: negli annali la sua "storia tesa" in allenamento con Jordan a seguito di un trash talking piuttosto acceso di quest'ultimo; ciò gli fece acquistare credibilità e fiducia da parte di Sua Maestà Air Jordan, tanto che nelle Finals del 1997 contro Dallas il tiro decisivo lo mise proprio Steve, su assist di Jordan, che non esitò a fidarsi di lui sapendo di essere raddoppiato. Questa storia in parte si è riprodotta nelle Finals di quest'anno con Curry e anche Thompson non al meglio e quasi bloccati nel loro gioco in gara 3 e 4; il protagonista per i Warriors diventa Iguodala. Come Kerr nel 1997, anche Iguodala non era certo atteso come protagonista, e invece si è rivelato decisivo per la conquista dell'anello, anche perchè aveva la completa fiducia dei compagni che non hanno avuto paure ad affidargli tiri anche impossibili o improbabili.
La gestione e la costruzione del gruppo da parte di Kerr è formidabile, ed in questo sicuramente ha il suo peso il fatto di essere stato allenato da Phil Jackson e Greg Popovich. Curry è la stella, logicamente cerca e prende molti più tiri dei suoi compagni, ma è al servizio della squadra; tutti sanno di avere un ruolo importante, tutti sanno di poter essere utili ed decisivi: l'anno scorso verso il finale di stagione ed in alcune partite Kerr ha tenuto in campo molto più tempo la panchina che i titolari, e questo, oltre a far risparmiare energie a questi ultimi, ha tenuto coinvolto e sul pezzo tutto il roster. Il gioco dei Warriors è veloce, di grande energia e con movimenti per creare le giuste spaziature per Curry ma non solo per lui, visto ciò che possono dare Thompson, ma anche Green e Bogut. Naturalmente non in tutte le partite il gioco può svilupparsi nella maniera appena descritta, ma le idee base sono sempre presenti.
Kerr è una persona estremamente equilibrata e lucida, ma anche estremamente competitiva: cerca sempre il miglioramento e la perfezione. I risultati si vedono proprio per la crescita dei giocatori sotto la sua gestione, e nonostante una competitività esasperata possa portare a un logorio dei rapporti tra un allenatore molto esigente e i giocatori, non c'è pericolo per i Warriors, grazie al carattere di Kerr. Tutti i componenti del roster considerano Kerr come un padre ed hanno un grande rapporto con lui; proprio come in una vera famiglia, l'ambiente ideale per costruire qualcosa di vincente e l'ambiente che Kerr ha cercato e ricostruito in ogni franchigia nella quale è stato protagonista.

Volley, Superlega A1 Unipol Sai: il punto sulla nona giornata

La nona giornata di Superlega A1 Unipol Sai ha visto la vittoria di Modena nel big match contro la Sir Safety Perugia, ed il ritorno al successo della Lube Civitanova Marche che si mantiene in testa alla classifica a pari punti con Modena; Trento e Verona mantengono il passo e mettono nel mirino il terzo posto in classifica. Vittorie importanti in chiave Coppa Italia per Monza e Latina, Piacenza sempre più in cirsi nera.
Torna dunque alla vittoria la Lube Banca Marche Civitanova che batte in trasferta l'Exprivia Molfetta. Match equilibrato risolto dalla Lube grazie al maggior tasso tecnico ed esperienza messi in campo nei momenti decisivi. Molfetta scende in campo con la diagonale HIerrizuelo/ Hernandez, Joao  Rafael e Randazzo in banda, Barone e Candellaro centrali, De Pandis libero. La Lube risponde con la diagonale Christenson/ Miljkovic, Juantorena e Parodi in banda, Podrascanin e Stankovic centrali, Grebennikov libero. Nel primo set parte forte Molfetta che conduce per quasi tutto il parziale grazie a un grande Hernandez fino al 21-18; gli ingressi di Cebulj e Cester danno la scossa alla Lube per chiudere il gap e risolvere il set a proprio favore sul 30-28. Il secondo set è simile al primo, con Hernandez sugli scudi e la Lube ad inseguire; Blengini prova ancora a trovare risorse dalla panchina, ma stavolta Molfetta resiste e si aggiudica il set 25-23. Nel terzo set è la Lube ad essere padrona del gioco, con Miljkovic e Juantorena in grande evidenza, ed anche il muro diventa più efficace: la Lube chiude 25-20. Quartoset molto simile al terzo, ma più equilibrato; è Cebulj nel finale a risolvere il set ed il match a favore della Lube per 25-22.
Nel big match di giornata la DHL Modena batte la Sir Safety Perugia 3-1 e dà continuità alla vittoria ottenuta nel turno precedente contro la Lube. Bel match, giocato con grande intensità, che ha visto Modena partire molto bene e Perugia crescere nel corso della partita. Modena schiera la diagonale Bruno/ Vettori, Petric e Ngapeth in banda, Saatkamp e Piano centrali, Rossini libero; Perugia risponde con De Cecco/ Atanasijevic, Kaliberda e Russell in banda, Buti e Birarelli centrali, Giovi libero. Primo set equilibrato, giocato punto a punto, ma con Modena quasi sempre avanti di 1. Il gap lo scava la battuta di Saatkamp che manda in crisi la ricezione di Perugia, la quale non può contare neanche su un Atanasijevic incisivo in attacco, e così Modena chiude il set sul 25-19. Secondo set equilibrato, con Modena che conduce ma con la difesa di Perugia che cresce; Atanasijevic entra in partita e regala anche un set ball alla Sir non sfruttato. Ne approfitta Modena per chiudere 27-25. Terzo set tutto cuore e grinta per la Sir, con il muro che manda in crisi gli attaccanti modenesi e Russell molto efficiente in attacco: il set va a Perugia per 25-23. La Sir sfrutta l'onda lunga della vittoria del terzo set e parte forte nel quarto, ma Modena reagisce e comincia a giocare con i centrali; Birarelli, Atanasijevic e Russell sembrano portare Perugia verso il tie break, ma Ngapeth si carica Modena sulle spalle e firma il recupero modenese per il 25-23 finale.
Continua la sua marcia anche la Calzedonia Verona che si porta al terzo posto vincendo 3-0 contro la CMC Romagna in un match equilibrato dove Verona ha fatto valere il suo tasso tecnico ed il suo cinismo. CMC con la diagonale Cavanna/ Torres, Koumentakis e Van Garderen in banda, Polo e Mengozzi centrali, Bari libero; Verona con la diagonale Baranowicz/ Starovic, Kovacevic e Sander in banda, Zingel e Anzani centrali, Pesaresi libero. Primo set equilibrato che inizia con entrambe le squadre precise al servizio. La CMC prova a scappare sul 9-4 e sul 20-15, poi si scatena il muro di Verona, e Anzani in particolare, per il 21-24 Verona; la CMC reagisce e recupera la parità, ma non basta perchè una cinica Verona conquista il set 27-25. Nel secondo set parte bene Verona, che conduce grazie a Sander e ancora un ottimo muro; la CMC però riesce a recuperare e ad impattare sul 17 pari, e a portarsi avanti sul 22-20. Non basta perchè Verona reagisce con Sander e chiude il set sul 25-23. Nel terzo set prova a partire forte la CMC, ma il parziale resta equilibrato e fatto di break e contro break, con le due squadre molto efficienti in attacco; il set non può che finire così ai vantaggi, ed ancora una volta è la Calzedonia a spuntarla 27-25 dopo aver anuulato un set ball alla CMC.
A braccetto con Verona al terzo posto c'è la Diatec Trentino che batte 3-0 la Revivre Milano; non basta ai lombardi una prestazione di carattere per avere la meglio su Trento che fa valere il suo maggior tasso tecnico, trovando in Djuric e Urnaut due attaccanti implacabili e sfruttando sempre al meglio la lucida regia di Giannelli. Milano schiera il nuovo arrivato Boninfante in diagonale con Milushev, Russomanno e Skrimov in banda, Alletti e Burgsthaler centrali, Tosi libero; Trento schiera la diagonale Giannelli/ Djuric, Antonov e Urnaut in banda, Solè e Van de Voorde centrali, Colaci libero. Parte bene Milano nel primo set, ma pian piano Djuric e Urnaut fanno capire che sono in gran serata e Trento chiude 25-19. Secondo set molto più equilibrato con Milano avanti 17-15 grazie a Skrimov, poi la Revivre si scioglie sul più bello, regalando due punti a Trento che ne approfitta, e Djuric chiude il set sul 25-23. Nel terzo set parte forte Trento decisa a chiudere la gara, ma Milano reagisce e grazie a Milushev e Burgsthaler riesce a portarsi avanti sul 20-19. Trento non si scompone e grazie a Djuric e Solè chiude set e partita sul 25-23.
Vittoria importante ai fini della Coppa Italia quella di Monza per 3-0 contro la Tonazzo Padova. Monza schiera la diagonale Jovovic/ Renan, Rousseaux e Botto in banda, Verhees e Beretta centrali, Rizzo libero; Padova risponde con la diagonale Orduna/ Giannotti, Cook e Berger in banda, Volpato e Averill centrali, Balasso libero. Primo set equilibrato ma infarcito di errori, soprattutto al servizio, da una parte e dall'altra; Renan prova a far scappare Monza ma Padova reagisce e pareggia. Set che va ai vantaggi e viene chiuso da Monza sul 28-26. Nel secondo set c'è la reazione di Padova, che ritrova il suo gioco, ma nel momento decisivo sbaglia ancora troppo al servizio, permettendo a Monza di recuperare e chiudere sul 25-22. Il terzo set si sviluppa come il secondo, con Padova che prova a condurre ma la difesa e la fluidità in attacco di Monza, più gli errori al servizio di Padova, fanno pendere la bilancia a favore dei brianzoli: è 25-21 Monza.
Per un piazzamento ai fini della Coppa Italia è importante anche la vittoria della Ninfa Latina 3-0 sulla LPR Piacenza. Latina festeggia così al meglio la sua 400a gara in A1 e certifica la crisi nera di Piacenza, malinconicamente al penultimo posto in classifica e incapace di uscire da questo momento. Placì schiera subito il nuovo arrivato Sottile in diagonale con Hirsch, Maruotti e Sket in banda, Rossi e Yosifov centrali, Romiti libero; Giuliani schiera la diagonale Coscione/ Luburic, Perrin e Ter Horst in banda, Patriarca e Tencati centrali e Lampariello libero. Parte bene Piacenza nel primo set, ma Latina recupera grazie al muro e al servizio, con Yosifov e Hirsch devastanti. Sul 18-12 per Latina, Piacenza prova il recupero e raggiunge la parità a 22 grazie a Perrin e Ter Horst, ma ci pensa Sket a chiudere il set per Latina sul 25-23. Il secondo set si apre con qualche cambio e Piacenza che prova a reagire portandosi sul 13-10; sono Sket e Hirsch a suonare la carica per Latina, che recupera e allunga fino a chiudere il parziale sul 25-20, sfruttando anche gli errori di Piacenza. Terzo set senza storia: Piacenza sparisce dal campo, Sket e Hirsch sono implacabili e anche Sottile dà il suo contributo con servizi e muri vincenti: è 25-16  e 3-0 Latina.